
Questo libro 20 anni fa mi
risveglió. Il piacere di leggere, persino quello, conosce momenti di
sedimentazione, sopravviene un torpore cosí lieve che non lo senti, leggere diventa uno degli elementi della vita e quasi scordi
quegli altri momenti in cui é stato il Piacere, in cui é stato il
Conoscere, il Viaggio, fluttuando sul mondo e dentro se stessi, la
Medicina contro meschinitá, banalitá, impazienza e insomma l'unica Droga che
non avesse controindicazioni.
È stato per
me il Re dei libri, tanto vale ammetterlo, perchè sarebbe altrimenti
molto faticoso recensirlo senza che si indovini, anche solo
guardando queste righe, una strana dilatazione delle mie pupille. Poi
per fortuna questa monarchia illuminata é tornata ad essere piú
varia.
Chi legge molto puó avere qualche problema che trascende l'uso degli occhiali... é giusto ammettere anche le
controindicazioni di questa Droga, e in perfetta contraddizione
con me stesso ora dichiaro che Ogni vizio invasivo ne ha almeno una:
La lettura, intensiva e continuata, tende a sviluppare una patina candida di quella che il lettore adolescente crede già saggezza. Questa
"saggezza", soprattutto nella sua fase di formazione, come la muffa,
può essere sgradevole. Per sé e per gli altri. Quando é folta é
una barba bianca ma all'inizio é verdognola peluria. Puó in
definitiva risultare che per bere una birra gli amici chiamino
qualcun'altro. Perché tu non ti stupisci mai come vorrebbero, non ti alteri mai come dovresti, non schiumi mai per qualche squadra del cuore.
Anche piú tardi, questa aspirazione alla saggezza é come neve o come la lunghissima
barba di Merlino, per quanto pura e bella l'istinto é di
calpestarla.
Insomma se hai ormai abbandonato i
libri di pura avventura, esaurito la sofisticata leggerezza di Agata Christie, e hai la fortuna di non esserti incagliato definitivamente in Hermann Hesse o in Coelho o Kundera, sei riuscito ad abbandonare
l'adamantina Yourcenar soltanto rifugiandoti in Borges e da
quest'ultimo hai ereditato l'inesauribile ricchezza della letteratura
inglese, in cui ti muovi come un Adamo single nel paradiso ritrovato
dei Classici, pure c'é qualcosa che inizia a mancarti. Ma non sai
dargli un nome. Provi a perderti in Cent'anni di solitudine, che in
effetti coi suoi profumati effluvi ti restituisce un po' di calore,
ma poi la granparte della letteratura sudamericana ti sembra un
continuo omaggio a Marquez. La lussureggiante intelligenza di Nabokov ti ristora ma sei sempre piú scollato dalla vita condivisa. Insomma il tuo slancio si affievolisce in...
saggezza. Certo Eva ti dava casini a non finire ma questi casini per
quanto strano dovevano essere parte integrante della vita.
Ed ecco arrivare un libro come "A quattro
Mani". Mi spettinó dalla prima pagina, dopo poco mi aveva disarcionato. Furono risate, indignazione, commozione. Se leggere sta affievolendo l'intensitá della tua giá non esaltante esistenza, allora stai sbagliando letture. Mi si é risvegliata la passione.
Ho dichiarato che non amo anticipare
niente di ciò che consiglio, e ciò risulta davvero duro con questo
libro, perchè il genio dell'invenzione si scatena con troppa dovizia
per glissare la tentazione di dimostrarlo. LE avventure dei due giornalisti d'inchiesta, le Tesi di laurea sovversive e quindi rifiutate di Elena Jordan, lo Shit Department, all'interno di questo romanzo c'é il materiale di 5 ottimi romanzi, magistralmente assemblato in uno... Parliamo d'altro.
Paco Ignacio Taibo II . Segundo, Poichè suo padre, aveva lo stesso nome e lo stesso mestiere. Era un ottimo romanziere (pallide bandiere), e probabilmente un padre felice, se essere oscurati dalla fama del figlio non è frustrante come il contrario. PIT II nasce a Gijon in Spagna , il padre decide di trasferirsi in Messico fuggendo il franchismo, quando lui ha quattro anni. Da allora ha esercitato le attività di insegnante di storia contemporanea presso l'università di Città del Messico , sindacalista e attivista politico , storico e romanziere e saggista , con una produzione ormai di una sessantina di libri. Dichiarava che voleva scriverne uno più del padre... Chi lo conosce lo definisce un mistero. Il mistero, al contrario di ciò che accade abitualmente quando si considera misterioso qualcuno, non è nella sua personalità, nel suo pensiero, nella sua vita, tutto molto estroverso limpido, pubblico. Ma anche sí, troppo estroverso, limpido, publico per un tanto acuto e prolifico scrittore , ovvero uno che mentre vive sta giá annotando, scrivendo, cancellando, calibrando aggettivi e sinonimi, tracciando collegamenti, archiviando. Uno che mentre vive, per deformazione professionale, già rivive, normalmente necessita di tempo, silenzio e osservazione, perchè la realtà è l'unica vera fucina della fantasia (chi disse ..."Ma Balzac dove ha incontrato tutte quelle persone?"?).
Paco Ignacio Taibo II . Segundo, Poichè suo padre, aveva lo stesso nome e lo stesso mestiere. Era un ottimo romanziere (pallide bandiere), e probabilmente un padre felice, se essere oscurati dalla fama del figlio non è frustrante come il contrario. PIT II nasce a Gijon in Spagna , il padre decide di trasferirsi in Messico fuggendo il franchismo, quando lui ha quattro anni. Da allora ha esercitato le attività di insegnante di storia contemporanea presso l'università di Città del Messico , sindacalista e attivista politico , storico e romanziere e saggista , con una produzione ormai di una sessantina di libri. Dichiarava che voleva scriverne uno più del padre... Chi lo conosce lo definisce un mistero. Il mistero, al contrario di ciò che accade abitualmente quando si considera misterioso qualcuno, non è nella sua personalità, nel suo pensiero, nella sua vita, tutto molto estroverso limpido, pubblico. Ma anche sí, troppo estroverso, limpido, publico per un tanto acuto e prolifico scrittore , ovvero uno che mentre vive sta giá annotando, scrivendo, cancellando, calibrando aggettivi e sinonimi, tracciando collegamenti, archiviando. Uno che mentre vive, per deformazione professionale, già rivive, normalmente necessita di tempo, silenzio e osservazione, perchè la realtà è l'unica vera fucina della fantasia (chi disse ..."Ma Balzac dove ha incontrato tutte quelle persone?"?).
L'ho incontrato in almeno 4
conferenze: L'ultima volta a Milano, facoltá di scienze politiche
parló agli studenti dell'Onda studentesca, della sala che Leonardo DaVinci
dipinse nel castello Sforzesco a un paio di km da lí (ovviamente
nessuno ne sapeva niente): per una volta che il committente gli aveva
dato carta bianca sul soggetto, Leonardo, anziché riprodurre madonne o battaglie,
sceglie di dipingere ...un Bosco! cosa ci stava dicendo Leonardo?
Paco Ignacio sembra conoscere la risposta che né le guide del castello nè i critici hanno mai
saputo dare: "Leonardo ci dice che il cielo é la terra, che il paradiso é questo,
proprio come voi studenti state dicendo a Politici che non hanno mai
comprato il pane che la politica é in queste aule, é la scuola,
siete voi, non il loro intoccabile sistema autoreferenziale".
Ecco Paco, un fiume di cultura, provocazioni e battute. Eppure nel frattempo quel piccoletto diabolico baffone sta anche osservando. Mentre abbindola il pubblico con le sue innumerevoli storie, con le sue sconcertanti risposte, con la sua fluviale fantasia, con la sua cultura spiazzante, pure osserva , il piccoletto. Mentre scrive quattro o cinque libri contemporaneamente, viaggia , fà conferenze, organizza festival del Noir in spagna, fuma sette od otto sigarette messicane (all'ora), e beve un paio di lattine di CocaCola (all'ora), che egli non considera degli stendardi yankee, o "sangue di vietnamita", come vuole la cultura hippie degli anni 70, bensì le bombe a mano che lui e gli altri dimostranti gettavano alla polizia durante lo sciopero della fabbrica di CocaCola anni addietro. Questo dunque il mistero, un uomo che afferma che dallo scrivere si riposa scrivendo. E il motivo per cui entra di diritto in questa carrellata di romanzi é proprio il f atto che é un'autore imporante per chi voglia scrivere. In molti dei suoi romanzi, forse soprattutto nella "bicicletta di Leonardo" e in "La Vida Misma", ma anche in questo, Paco é molto generoso col lettore ma anche con chi voglia scoprire come funziona il misterioso cilindro dello scrittore.
Ecco Paco, un fiume di cultura, provocazioni e battute. Eppure nel frattempo quel piccoletto diabolico baffone sta anche osservando. Mentre abbindola il pubblico con le sue innumerevoli storie, con le sue sconcertanti risposte, con la sua fluviale fantasia, con la sua cultura spiazzante, pure osserva , il piccoletto. Mentre scrive quattro o cinque libri contemporaneamente, viaggia , fà conferenze, organizza festival del Noir in spagna, fuma sette od otto sigarette messicane (all'ora), e beve un paio di lattine di CocaCola (all'ora), che egli non considera degli stendardi yankee, o "sangue di vietnamita", come vuole la cultura hippie degli anni 70, bensì le bombe a mano che lui e gli altri dimostranti gettavano alla polizia durante lo sciopero della fabbrica di CocaCola anni addietro. Questo dunque il mistero, un uomo che afferma che dallo scrivere si riposa scrivendo. E il motivo per cui entra di diritto in questa carrellata di romanzi é proprio il f atto che é un'autore imporante per chi voglia scrivere. In molti dei suoi romanzi, forse soprattutto nella "bicicletta di Leonardo" e in "La Vida Misma", ma anche in questo, Paco é molto generoso col lettore ma anche con chi voglia scoprire come funziona il misterioso cilindro dello scrittore.
Ecco il mistero e tutto questo lo
troviamo nel piú mirabolante di suoi romanzi A Quattro Mani,
ottimamente tradotto da Pino Cacucci. Il titolo é puramente
pretestuoso, perché avrebbe dovuto scriverlo con un amico ma non se
ne fece nulla. Eppure fosse un pianista Paco sembrerebbe suonare con
4 o forse 6 mani. Siamo alle prese con un libro tremendo, di
un'intelligenza sovversiva che stringe il cuore, ma divertentissimo,
straniante ma iperreale, con una frammentarietà di giochi e tributi
e ritmi che fanno in letteratura un po' ciò che i ManoNegra hanno
fatto in musica e Tarantino nel cinema. Non sono tutti al livello di
questo, forse "La Bicicletta di Leonardo" e "Ritornano
le ombre", forse nessuno. LEtti dopo questo alcuni sono semplicemente dei
deludenti ottimi romanzi, alcuni sono mattoni di serissima storia ad
esempio la più nota biografia di Che Guevara " Senza perdere la
tenerezza" . I piú famosi sono gli ottimi noir della serie di
Hector Belascoran Shayne, il detective del DF(districto federal come
chiamano laggiú Ciudad del Mexico) che ha reso questo scrittore una
celebrità tenendo per le ghiandole publico e critica, dandogli fama di
"creatore del nuovo noir latinoamericano",
portavoce di una letteratura che si contrappone al realismo magico di
Marquez, in cui la magia sembra sempre pervadere la realtá. Paco,
sottile indagatore del rapporto tra realtá e finzione, tra vita e
scrittura ( si veda il suo romanzo "Come La vita "-"La
vida misma") mostra un mondo in cui la realtà assomiglia sempre
più ad un romanzo senza bisogno di ripassarne con l'evidenziatore i
colori, senza trucchi, egli snocciola storie crude, storie urbane
della piú folle cittá del pianeta, con la fila di limousine di
autisti armati fino ai denti fuori dalle discoteche, storie in cui
l'unica magia é la battaglia, l'ironia, la tenacia dei
cuori o dove per dirla con Dalla: "ecco il mistero, sotto un
cielo di ferro e di gesso, l'uomo riesce ad amare lo stesso, e ama
davvero".
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