Uno tra
i libri piú potenti che abbia letto, uno dei piú importanti ai fini di questo blog suicida.
Per
ricordarci che leggere puó essere un'esperienza estrema, e oltre a intrattenerci e istruirci ci puó
sbattere in un angolo, sbarrare gli occhi con spilli, ficcarci nel cuore l'ineguagliabile agghiacciante ticchettio dell'esistenza umana.
La Trilogia di
Agota Kristof é un libro feroce, ipnotico, furbissimo, uno e
trino, un romanzo in tre parti o tre romanzi che ingegnosamente ne
fanno uno, che tre volte ci esplode tra le mani, e alla fine di noi
rimane un essere tramortito, sporco e che puzza come l'umanitá
intera. Ma nello stesso tempo ci rialziamo piú vivi e leggeri...
Ed ecco perché parlo di Insostituibile leggerezza del leggere: perché questo, soprattutto, fa il veleno che ingeriamo leggendo, agisce
d'antidoto. Ci rende piú forti, ci ferisce senza lasciare né cicatrici
né croste di cinismo.
La trilogia rimane
nelle viscere a lungo dopo che la si é letta. Difficile non
chiedersi, nel tentativo di rinvenire e staccarsene un po', quale sia
stata l'esperienza della scrittrice che ha dato vita ad un romanzo
tanto perfetto e doloroso. Lei fuggí in Svizzera dall'Ungheria nel
56 mentre i carrarmati russi invadevano fottendosene che per la prima
volta nella Storia le televisioni di tutto il mondo registrassero le profonde fratture di dissenso all' interno del mondo sovietico. Eppure qualcosa le fará dire, non avrei dovuto scappare: Due anni di galera in Urss erano probabilmente meglio di cinque anni di fabbrica in Svizzera. La trilogia tratta essenzialmente di questo, del confine tra ció che é e ciò che potrebbe essere.
Agota scrive in francese, lingua acquisita senza
mai dominarla. Per questo anche é cosí importante per questo Blog, per la mia subdola propaganda da pusher di emozioni letterarie. Non perché sia un romanzo sorprendente, avvincente ed
unico. Non solo. Non solo perché chiarisce quale sia il privilegio
massimo del lettore, di passare in mezzo al dolore e uscirne
arricchiti. Non solo. Ma soprattutto perché, questo romanzo scritto
in una lingua, che fece dichiarare alla scrittrice di essere
essenzialmente analfabeta, é una eccellente lezione di scrittura.
Scrivere é una
delle peggiori controindicazioni,...si, ok, eccone un'altra, avevo detto
che non ce ne erano e invece siamo giá alla seconda
controindicazione per chi contragga il vizio di leggere: il desiderio di
scrivere. Non prende tutti, spesso resta dietro le quinte dei
desideri sommersi, dei chissá se potrei, ma comunque c'é. Spesso,
soprattutto nel nostro paese, la tentazione di scrivere cattura anche
molte persone che non hanno mai avuto quella di leggere. In quel caso
di solito l'editore esperto, se messo alle strette e atteso sotto
casa, ha giá pronta una serie di scappatoie, una delle migliori pare
che sia questa: ma lei come scrittore é sprecato, nel nostro paese per
gente come lei, col talento incontaminato e nessuna intenzione di
comprometterlo in noiosi confronti con la realtà , c'é un posto in politica.
Insomma in quel
caso il vizio di scrivere passa in fretta, tanto é solo vana
ambizione. Invece nel lettore accanito questa curiositá malsana
tende a crescere, il lettore inizia a chiedersi cosa vorrebbe
raccontare e come. E siccome ogni libro diventa anche un esempio
ricco di sfumature, rimandi e idee, la vita si complica. Leggere
aiuta a scrivere, si, ma come scappare di casa aiuta a farsi strada
nella vita, non é mai una passeggiata.
Ecco quindi un
libro che ogni aspirante scrittore dovrebbe leggere per
chiarirsi le idee. Fino alla fine il libro é scarno ed
essenziale nelle sue descrizioni, ma la prima parte in particolare,
essendo un diario compilato da due bambini, con precisi limiti e
regole, dona un metodo ed un esercizio, la cui efficacia e
potenzialitá é dimostrata dal libro stesso.
La seconda e la terza parte
non sono una semplice prosecuzione cronologica, ma ricreano lo
sbigottimento del lettore con punti di vista ancora piú stranianti
dei precedenti. Nei fatti ognuno dei tre libri é una trappola, anzi
una successione di trappole. Ma le trappole della trama mostrano
anche in limpida filigrana le trappole del mestiere di scrivere. E
come già in Don Chisciotte, A quattro mani e in Una solitudine troppo rumorosa di nuovo si inscena la pericolosa osmosi tra letteratura e vita
reale, uno dei leit motiv di questo blog.
Anche qui si mostra
quel rapporto sempre piú sdruccievole tra realtá e realtá
virtuale, che é il tema della storia Umana e sta diventando la causa
probabile della sua fine. Ma anche la differenza sostanziale tra la natura
salvifica della scrittura e quella soffocante di ogni altra realtá
virtuale: sebbene in questo libro le si chiami in entrambi i casi Menzogne, la
storia traccia un distinguo netto
tra le menzogne letterarie e quelle di un giornale, tra quelle che un
individuo usa per sopravvivere e quelle che un sistema usa per
sottomettere.
Quello che mostra
la trilogia della cittá di K é un mondo dove come in Kafka e in
Sciascia il sistema senza volto schiaccia le vite umane con
l'indifferenza di un piede che calpesti formiche. E anche rapportati tra loro
gli individui, le formiche, oppongono un incapacitá di comunicare che rende la
vita piú aberrante e malvagia di quanto potrebbe essere. L'amore
darebbe un senso a tutto ma spesso l'amore viene schiacciato con il
resto. Ma pure si mostra la rivincita, minima, infinitesimale, ma
luccicante, liberatoria che ogni formica potrebbe opporre all'universo cieco:
Scrivere un libro. Per quelle esistenze che sembrano chiamate solo a
testare dolore e sacrificio, scrivere un libro puó essere un
risicato riscatto contro la cieca violenza dell'oblio. E soprattutto
avere qualcuno a cui scriverlo. Chi scrive i quaderni che compongono
quest'opera, lo fa per qualcuno in particolare, ha in mente un suo
lettore, sembra confermare una regola che la maggior parte degli
scrittori Calvino a Vonnegut, considerano primaria per non disperdere
la propria linfa, quella di avere qualcuno a cui scrivere, ma qui acquista una chiave esistenziale prima che
letteraria, quella di avere qualcuno da amare.
Citazioni:
Uno di noi fa il cieco, l'altro fa il sordo. Per allenarsi
all'inizio ilcieco si lega un fazzoletto nero di nonna davanti agli
occhi, il sordo si tappa le orecchie con l'erba. Il fazzoletto puzza
come Nonna.
Certe vite sono piú tristi
del piú triste dei libri.
Ogni uomo é nato per scrivere un
libro e nient'altro
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