venerdì 8 marzo 2013

Trilogia della città di K.- Agota Kristof OVVERO dell'agghiacciante ticchettio dell'esistenza



Uno tra i libri piú potenti che abbia letto, uno dei piú importanti ai fini di questo blog suicida.
Per ricordarci che leggere puó essere un'esperienza estrema, e oltre a intrattenerci e istruirci ci puó sbattere in un angolo, sbarrare gli occhi con spilli, ficcarci nel cuore l'ineguagliabile agghiacciante ticchettio dell'esistenza umana.  
La Trilogia di Agota Kristof é un libro feroce, ipnotico, furbissimo, uno e trino, un romanzo in tre parti o tre romanzi che ingegnosamente ne fanno uno, che tre volte ci esplode tra le mani, e alla fine di noi rimane un essere tramortito, sporco e che puzza come l'umanitá intera. Ma nello stesso tempo ci rialziamo piú vivi e leggeri... Ed ecco perché parlo di Insostituibile leggerezza del leggere: perché questo, soprattutto, fa il veleno che ingeriamo leggendo, agisce d'antidoto. Ci rende piú forti, ci ferisce senza lasciare né cicatrici né croste di cinismo.
La trilogia rimane nelle viscere a lungo dopo che la si é letta. Difficile non chiedersi, nel tentativo di rinvenire e staccarsene un po', quale sia stata l'esperienza della scrittrice che ha dato vita ad un romanzo tanto perfetto e doloroso. Lei fuggí in Svizzera dall'Ungheria nel 56 mentre i carrarmati russi invadevano fottendosene che per la prima volta nella Storia le televisioni di tutto il mondo registrassero le profonde fratture di dissenso all' interno del mondo sovietico. Eppure qualcosa le fará dire, non avrei dovuto scappare: Due anni di galera in Urss erano probabilmente meglio di cinque anni di fabbrica in Svizzera. La trilogia tratta essenzialmente di questo, del confine tra ció che é e ciò che potrebbe essere.
Agota scrive in francese, lingua acquisita senza mai dominarla. Per questo anche é cosí importante per questo Blog, per la mia subdola propaganda da pusher di emozioni letterarie. Non perché sia un romanzo sorprendente, avvincente ed unico. Non solo. Non solo perché chiarisce quale sia il privilegio massimo del lettore, di passare in mezzo al dolore e uscirne arricchiti. Non solo. Ma soprattutto perché, questo romanzo scritto in una lingua, che fece dichiarare alla scrittrice di essere essenzialmente analfabeta, é una eccellente lezione di scrittura.  
Scrivere é una delle peggiori controindicazioni,...si, ok, eccone un'altra, avevo detto che non ce ne erano e invece siamo giá alla seconda controindicazione per chi contragga il vizio di leggere: il desiderio di scrivere. Non prende tutti, spesso resta dietro le quinte dei desideri sommersi, dei chissá se potrei, ma comunque c'é. Spesso, soprattutto nel nostro paese, la tentazione di scrivere cattura anche molte persone che non hanno mai avuto quella di leggere. In quel caso di solito l'editore esperto, se messo alle strette e atteso sotto casa, ha giá pronta una serie di scappatoie, una delle migliori pare che sia questa: ma lei come scrittore é sprecato, nel nostro paese per gente come lei, col talento incontaminato e nessuna intenzione di comprometterlo in noiosi confronti con la realtà , c'é un posto in politica.
Insomma in quel caso il vizio di scrivere passa in fretta, tanto é solo vana ambizione. Invece nel lettore accanito questa curiositá malsana tende a crescere, il lettore inizia a chiedersi cosa vorrebbe raccontare e come. E siccome ogni libro diventa anche un esempio ricco di sfumature, rimandi e idee, la vita si complica. Leggere aiuta a scrivere, si, ma come scappare di casa aiuta a farsi strada nella vita, non é mai una passeggiata.
Ecco quindi un libro che ogni aspirante scrittore dovrebbe leggere per chiarirsi le idee. Fino alla fine il libro é scarno ed essenziale nelle sue descrizioni, ma la prima parte in particolare, essendo un diario compilato da due bambini, con precisi limiti e regole, dona un metodo ed un esercizio, la cui efficacia e potenzialitá é dimostrata dal libro stesso.
La seconda e la terza parte non sono una semplice prosecuzione cronologica, ma ricreano lo sbigottimento del lettore con punti di vista ancora piú stranianti dei precedenti. Nei fatti ognuno dei tre libri é una trappola, anzi una successione di trappole. Ma le trappole della trama mostrano anche in limpida filigrana le trappole del mestiere di scrivere. E come già in Don Chisciotte, A quattro mani e in Una solitudine troppo rumorosa di nuovo si inscena la pericolosa osmosi tra letteratura e vita reale, uno dei leit motiv di questo blog.
Anche qui si mostra quel rapporto sempre piú sdruccievole tra realtá e realtá virtuale, che é il tema della storia Umana e sta diventando la causa probabile della sua fine. Ma anche la differenza sostanziale tra la natura salvifica della scrittura e quella soffocante di ogni altra realtá virtuale: sebbene in questo libro le si chiami in entrambi i casi Menzogne, la storia traccia un distinguo netto tra le menzogne letterarie e quelle di un giornale, tra quelle che un individuo usa per sopravvivere e quelle che un sistema usa per sottomettere.
Quello che mostra la trilogia della cittá di K é un mondo dove come in Kafka e in Sciascia il sistema senza volto schiaccia le vite umane con l'indifferenza di un piede che calpesti formiche. E anche rapportati tra loro gli individui, le formiche, oppongono un incapacitá di comunicare che rende la vita piú aberrante e malvagia di quanto potrebbe essere. L'amore darebbe un senso a tutto ma spesso l'amore viene schiacciato con il resto. Ma pure si mostra la rivincita, minima, infinitesimale, ma luccicante, liberatoria che ogni formica potrebbe opporre all'universo cieco: Scrivere un libro. Per quelle esistenze che sembrano chiamate solo a testare dolore e sacrificio, scrivere un libro puó essere un risicato riscatto contro la cieca violenza dell'oblio. E soprattutto avere qualcuno a cui scriverlo. Chi scrive i quaderni che compongono quest'opera, lo fa per qualcuno in particolare, ha in mente un suo lettore, sembra confermare una regola che la maggior parte degli scrittori Calvino a Vonnegut, considerano primaria per non disperdere la propria linfa, quella di avere qualcuno a cui scrivere, ma qui acquista una chiave esistenziale prima che letteraria, quella di avere qualcuno da amare.

Citazioni:
Uno di noi fa il cieco, l'altro fa il sordo. Per allenarsi all'inizio ilcieco si lega un fazzoletto nero di nonna davanti agli occhi, il sordo si tappa le orecchie con l'erba. Il fazzoletto puzza come Nonna
Certe vite sono piú tristi del piú triste dei libri.
Ogni uomo é nato per scrivere un libro e nient'altro

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