Questo libro, analogamente alla trilogia di Agota Kristoff, ma per
ragioni molto diverse, é una suprema lezione di scrittura. Lo é
ogni libro di questa prima donna accolta in seno all'Academié Francaise,
in quanto ognuno è una lezione di misura, lucidità, ampiezza di
pensiero e libertá. Ma in Alexis vediamo la giovanissima
autrice iniziare quel percorso, che sarà lungo una vita, di
accuratissima indagine della verità, giá in pieno possesso del suo
magistrale genio espressivo e con sfumature piú marcate di sofferenza, scoperta
e formazione. Se infatti il risultato é
giá una scultura levigata e rivelatrice, ancora piú che nelle opere
successive qui si intravede tutta la ricerca, le scelte, lo scavo e
la pulitura della pietra grezza dell'esistenza. Proprio in quanto opera prima é piú nitida la
filigrana del suo sublime lavoro linguistico, dove per linguaggio si
intende quasi la materia stessa di cui sono fatte le idee, ma anche i sentimenti. per lo meno la materia con cui noi siamo costretti a vestirle.
L'Incipit del libro vale anche come chiave di lettura di tutta la sua opera.
Non amo
scrivere. Ho letto sovente che le parole tradiscono il pensiero, ma
mi sembra che le parole scritte lo tradiscano ancor piú(...)
Scrivere é una scelta perpetua tra mille espressioni di cui nessuna
mi soddisfa, di cui soprattutto nessuna mi soddisfa senza le altre.
Si é sempre cosí poco chiari quando si cerca di essere
completi(...)qui faró uno sforzo non solo di sincerità ma di
esattezza...
Poco più che ragazza si dimostra già uno dei pensatori piu lucidi,
colti e pure meno intellettualisti di un secolo cosí ricco di
pensatori. Parte integrante del suo pensiero resterá il suo modo di
esprimerlo. Molti anni dopo avrebbe intitolato Ad Occhi aperti una sua lunga intervista autobiografica, sempre fedele all'idea che vivere sia soprattutto capire.
Se Agota Kristoff offre un esercizio di scrittura lineare, elementare, sotto il cui manto vibrano i sussulti dell'incomprensione, del dolore e della menzogna, la Yourcenar ci dà
storie apparentemente scarne, più sobrie, ma accompagna il lettore molto
più a fondo negli abissi della comprensione delle cose, procurando ogni volta un esercizio di apnea nel mondo
puro dell'espressione.In entrambi i casi le autrici sembrano dire che l'esistenza andrà sempre oltre le capacità esplicative di qualsiasi linguaggio, ma nel caso di Agota la morale sembra essere: Raccontare l'esistenza puó essere l'unico contrappasso opponibile alla disperata crudeltá della vita, mentre Marguerite ci dice: Capire l'esistenza, sforzarci di capirla, non solo la rende degna ma ci aiuta a viverla meglio.
La nitidezza delle cose viste attraverso quei suoi occhi sempre aperti é un incanto dell' intelligenza, un'intelligenza affilatissima, capace di sconcertare, ma che non cede mai a cinismo o effetti speciali. Non potrebbe raggiungere questi apici senza una profonda educazione ellenica (equilibrio e chiarezza) cui é seguita una cultura storico umanistica di cui non si vedono i confini.
Lo stile della sua prosa sará sempre il perfetto incarnato della sua
filosofia, e la sua filosofia sará sempre l'incarnato della sua
vita. Questo linguaggio aderente come tessuto connettivo, pelle della vita
stessa é il motivo per cui Alexis e la sua autrice devono comparire
in questo percorso che vuole fare luce sul rapporto tra
scrittura e vita.
La prosa di MY é sempre calibratissima ma può essre micidiale tanto é mirata ed efficace. Però evita quello slancio
provocatorio, trés genial mais souvent trop egotique, che marchia a
fuoco buona parte dell'intellighenzia francese, quella sentenziosità
umorale che porta Sartre a dire "l'inferno sono gli altri".
Ed infatti, nonostante la sua affilatissima prosa, credo che in mezzo
al tripudio filosofico del secolo scorso essa spicchi forse come
l'unico autore a ribadire insistentemente il valore del silenzio e
del non detto o del cautamente accennato:
" ...di
quella che dovremo pur risolverci a chiamare anima..."
"...a volte il silenzio é le definizione piú onesta che
possiamo dare".
"Dopo tanto ferite hanno ricoperto il mondo (finita la
seconda guerra mondiale) credo che l'unico atteggiamento
possibile, come accanto al capezzale di un degente, sia mantenere
tutti un devoto silenzio"
Alla luce di ció credo che possa chiamarsi affinitá la sua ammirazione per Rembrandt il quale, osservava Marguerite, aveva introdotto l'uso della luce nera nell'arte.
Naturalmente anche in questo caso il valore del libro va ben oltre il
motivo specifico per cui compare in questo blog.
L'argomento principale che tratta, la libertá sensuale di un individuo, veniva
in quell'epoca raccolto dopo essere stato tabù per secoli, tanto
tabù che persino il liberissimo e provocatorio Oscar Wilde pochi
anni prima aveva dovuto affrontarlo pienamente solo in tribunale
piuttosto che sulla pagina. Ma anche oggi, molti anni dopo, in
qualche posto piú che in altri, la sessualitá resta uno dei pruriti sociali piú
irrisolti.
Sorprende sentire la Yourcenar, con la sua ampissima conoscenza e sempre acuta indagine dei meccanismi storici e sociali, concordare con Freud nel dire che probabilmente gran parte dei problemi umani sono problemi riconducibili alla sfera sessuale. Il motivo per cui questo argomento come altri resti tabú
lo spiega proprio l'autrice in una prefazione all'edizione del 1960,
fornendoci di nuovo una chiave di lettura di tutta la sua
preziosissima opera e di rimarcando il motivo per cui consideriamo
quest opera una lectio magistralis nel delineare il rapporto tra vita
e scrittura. Forse non si è abbastanza rimarcato come il problema
della libertà sensuale nella sua accezione piú ampia sia per gran
parte un problema di libertà d'espressione.
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