mercoledì 20 marzo 2013

Alexis o il trattato della lotta vana- Marguerite Yourcenar OVVERO del libro piú puro

Romanzo del 1929 scritto da una 24enne. Il suo primo lettore disse il libro piú puro che abbia mai letto. Nonostante la sua fama di uomo molto libero, colto e brillante Marcel De Crayencour non era un lettore imparziale, in quanto padre dell'autrice e sdraiato sul letto di morte. Io ho conosciuto questo romanzo circa 60 anni dopo, l'ho reincontrato anni piú tardi all'universitá e l'ho riletto ultimamente nel suo originale francese. Mi considero quindi lettore piú sereno e obiettivo di Marcel di fronte all'opera prima di sua figlia Marguerite, nom de plume Marguerite Yourcenar. Proprio per questo mio privilegio mi sembra di dire qualcosa di significativo, persino forte, ripetendo pari pari quelle sue parole: il libro piú puro che abbia mai letto.
Questo libro, analogamente alla trilogia di Agota Kristoff, ma per ragioni molto diverse, é una suprema lezione di scrittura. Lo é ogni libro di questa prima donna accolta in seno all'Academié Francaise, in quanto ognuno è una lezione di misura, lucidità, ampiezza di pensiero e libertá. Ma in Alexis vediamo la giovanissima autrice iniziare quel percorso, che sarà lungo una vita, di accuratissima indagine della verità, giá in pieno possesso del suo magistrale genio espressivo e con sfumature piú marcate di sofferenza, scoperta e formazione. Se infatti il risultato é giá una scultura levigata e rivelatrice, ancora piú che nelle opere successive qui si intravede tutta la ricerca, le scelte, lo scavo e la pulitura della pietra grezza dell'esistenza. Proprio in quanto opera prima é piú nitida la filigrana del suo sublime lavoro linguistico, dove per linguaggio si intende quasi la materia stessa di cui sono fatte le idee, ma anche i sentimenti. per lo meno la materia con cui noi siamo costretti a vestirle.
L'Incipit del libro vale anche come chiave di lettura di tutta la sua opera.  
Non amo scrivere. Ho letto sovente che le parole tradiscono il pensiero, ma mi sembra che le parole scritte lo tradiscano ancor piú(...) Scrivere é una scelta perpetua tra mille espressioni di cui nessuna mi soddisfa, di cui soprattutto nessuna mi soddisfa senza le altre. Si é sempre cosí poco chiari quando si cerca di essere completi(...)qui faró uno sforzo non solo di sincerità ma di esattezza...
 Poco più che ragazza si dimostra già uno dei pensatori piu lucidi, colti e pure meno intellettualisti di un secolo cosí ricco di pensatori. Parte integrante del suo pensiero resterá il suo modo di esprimerlo. Molti anni dopo avrebbe intitolato Ad Occhi aperti una sua lunga intervista autobiografica, sempre fedele all'idea che vivere sia soprattutto capire.
Se Agota Kristoff offre un esercizio di scrittura lineare, elementare, sotto il cui manto vibrano i sussulti dell'incomprensione, del dolore e della menzogna, la Yourcenar ci dà storie apparentemente scarne, più sobrie, ma accompagna il lettore molto più a fondo negli abissi della comprensione delle cose, procurando ogni volta un esercizio di apnea nel mondo puro dell'espressione.In entrambi i casi le autrici sembrano dire che l'esistenza andrà sempre oltre le capacità esplicative di qualsiasi linguaggio, ma nel caso di Agota la morale sembra essere: Raccontare l'esistenza puó essere l'unico contrappasso opponibile alla disperata crudeltá della vita, mentre Marguerite ci dice: Capire l'esistenza, sforzarci di capirla, non solo la rende degna ma ci aiuta a viverla meglio.
La nitidezza delle cose viste attraverso quei suoi occhi sempre aperti é un incanto dell' intelligenza, un'intelligenza affilatissima, capace di sconcertare, ma che non cede mai a cinismo o effetti speciali. Non potrebbe raggiungere questi apici senza una profonda educazione ellenica (equilibrio e chiarezza) cui é seguita una cultura storico umanistica di cui non si vedono i confini.
Lo stile della sua prosa sará sempre il perfetto incarnato della sua filosofia, e la sua filosofia sará sempre l'incarnato della sua vita. Questo linguaggio aderente come tessuto connettivo, pelle della vita stessa é il motivo per cui Alexis e la sua autrice devono comparire in questo percorso che vuole fare luce sul rapporto tra scrittura e vita.
 La prosa di MY é sempre calibratissima ma può essre micidiale tanto é mirata ed efficace. Però evita quello slancio provocatorio, trés genial mais souvent trop egotique, che marchia a fuoco buona parte dell'intellighenzia francese, quella sentenziosità umorale che porta Sartre a dire "l'inferno sono gli altri". Ed infatti, nonostante la sua affilatissima prosa, credo che in mezzo al tripudio filosofico del secolo scorso essa spicchi forse come l'unico autore a ribadire insistentemente il valore del silenzio e del non detto o del cautamente accennato:
" ...di quella che dovremo pur risolverci a chiamare anima..."
"...a volte il silenzio é le definizione piú onesta che possiamo dare".
"Dopo tanto ferite hanno ricoperto il mondo (finita la seconda guerra mondiale) credo che l'unico atteggiamento possibile, come accanto al capezzale di un degente, sia mantenere tutti un devoto silenzio"
Alla luce di ció credo che possa chiamarsi affinitá la sua ammirazione per Rembrandt il quale, osservava Marguerite, aveva introdotto l'uso della luce nera nell'arte.
Naturalmente anche in questo caso il valore del libro va ben oltre il motivo specifico per cui compare in questo blog. L'argomento principale che tratta, la libertá sensuale di un individuo, veniva in quell'epoca raccolto dopo essere stato tabù per secoli, tanto tabù che persino il liberissimo e provocatorio Oscar Wilde pochi anni prima aveva dovuto affrontarlo pienamente solo in tribunale piuttosto che sulla pagina. Ma anche oggi, molti anni dopo, in qualche posto piú che in altri, la sessualitá resta uno dei pruriti sociali piú irrisolti.
Sorprende sentire la Yourcenar, con la sua ampissima conoscenza e sempre acuta indagine dei meccanismi storici e sociali, concordare con Freud nel dire che probabilmente gran parte dei problemi umani sono problemi riconducibili alla sfera sessuale. Il motivo per cui questo argomento come altri resti tabú lo spiega proprio l'autrice in una prefazione all'edizione del 1960, fornendoci di nuovo una chiave di lettura di tutta la sua preziosissima opera e di rimarcando il motivo per cui consideriamo quest opera una lectio magistralis nel delineare il rapporto tra vita e scrittura. Forse non si è abbastanza rimarcato come il problema della libertà sensuale nella sua accezione piú ampia sia per gran parte un problema di libertà d'espressione.

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