Questo libro, come Don Chisciotte parla di un uomo che si è fatto di libri, nel senso più tossico del termine.
Il suo farsi di libri non è peró l'hobby di un hidalgo, ma è il lavoro di un operaio al macero della carta. Comunque sono entrambe, all'epoca delle rispettive ambientazioni, due classi in estinzione. L'operaio in questione poi è in un pericolo immediato e reale, manovratore di una pressa sorpassata, una volta al giorno dal cielo stretto di scantinato gli piovono addosso libri, a centinaia, e stampe e cartoni e gli insulti e le minaccie del suo capo.
Scelgo questo libro proprio perché porta un passo più avanti la riflessione sul rapporto tra narrativa e vita reale giá affrontato con Don Chisciotte. Hrabal sembra indicare, come la seconda parte del DonChisciotte, che anche se molte cose nella vita non possiamo sceglierle, l'immaginazione ci permette di scegliere come guardare alla vita.
Questo libro accorda una sintesi sublime tra contenuti, scrittura, movente e messaggio, esso è cioè un intreccio di autobiografia, realismo brulicante e marcescente (se qualcuno crede di aver mai letto il Pulp assaggi questo...), sogno, visione, e metafora , metafora di una vita e della Vita. Un altro libro preziosissimo, che mostra i fuochi d'artificio delle piccole cose, ma adatto a lettori che non hanno paura di perdersi nelle sabbie mobili della realtá. Esso é infatti scritto con uno stile intriso della stessa sostanza dei sogni, che porta lo stream of consciousness ad un nuovo livello di prensilitá, un allucinazione che talvolta è più reale e circostanziata della realtà, ovvero muovendosi nei sogni non descritti quando si è ormai svegli ma in presa diretta, alla Borroughs ma privo dell'irritante snobismo onirico di borroughs, non ermetico anzi compagnone... uno stato ebbro, dovuto ad una sensibilità acutissima, violentata dalla ricchezza insostenibile dei libri e che usa come liquido di raffredamento e integratore di ottani, scusate la metafora motoristica, la birra, fiumi di birra. Il tutto in una Praga che brucia di magia e amarcord...
Nella Praga che fu di Kafka, che Kafka ha sovraccaricato dell'atmosfera irrisolvibile degli incubi ripetuti, perché rappresentano un quotidiano incombente labirinto, Hrabal, non meno travolto dalla vita, resuscita sogno e immaginazione, allarga in maniera esponenziale la gamma delle emozioni, accoglie i lampi di ironia e ridicolo e di struggente passione, ogni ingrediente che rende la vita un' assurdo teatro, come Kafka pativa, ma pure degna di essere vissuta, urlata, mangiata, bevuta.
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