sabato 2 marzo 2013

Don Chisciotte - Miguel De Cervantes OVVERO della Realtá Virtuale



Un opera senza fine, considerato il primo romanzo moderno, ma che a tutt'oggi resta un romanzo tra i più moderni.
Un linguaggio ricco ma leggero che si smarca dalla produzione edulcorata ed ampollosa dei suoi tempi. Idee potentissime che si stagliano nel cieo come razzi di segnalazione. Soprattutto, e per questo lo scegliamo tra i primi di questo viaggio letterario, il primo che tratta diffusamente l'abuso della realtá Virtuale, che é ció che distingue l'uomo dal resto del pianeta ed é pure ció che sta con strisciante inconsapevolezza fottendoci alla grande.
Ho già spiegato perché racconto il meno possibile dell'opera ma devo pur spiegare perché essa é tanto importante. Don Chisciotte perde il senno per i troppi romanzi d'amore e d'avventura infarciti dell'ars romantico-cavalleresca che imperversava nella spagna dell'epoca, addirittura si creó il fenomeno dei "lettori impazziti"... Sul giornale di ieri dei bambini sono impazziti per troppi videogiochi identificandosi con personaggi fatti di pixel... Alienazione...
É (giustamente) vietato telefonare per avvertire casa di buttare la pasta se si sta guidando. È altrettanto sconsigliabile per quanto non vietato andare fuori da un liceo in primavera e con cappotto e lingua di fuori guardare le ragazzine seminude, nessuno tocchi i nostri figli! È frequente poi digrignare i denti al lavavetri insistente al semaforo, nessuno tocchi la nostra auto! Ma poi placidi come plancton cinque donne nude grandi come un condominio ci ipnotizzano, vorremmo essere kingkong per testare quel condominio in tutti i suoi orifizi. Si, perché un tale D&G e altri come lui possono cercare di convincenrci della necessitá di comprare un jeans o almeno iscriverci ad un orgia di adolescenti proprio mentre ci districhiamo con l'auto nel bel mezzo del piú trafficato punto della cittá. NESSUNO TOCCHI LA RECLAM! Pubblicità enormi come balene ci masticano lungo le vie delle nostre cittá e se non ci risputano all'ospedale, o a vomitare insulti compilando una constatazione amichevole, ci ritroviamo rintontiti sulle nostre tavole a considerare meschine le rughe di nostra moglie, e quindi innervositi cerchiamo di comunicare con quell'ectoplasma di nostro figlio, ma c'é qualcosa di misteriosamente potente ficcato dentro il suo telefonino che pare aver catturato per sempre il suo senno e non avere alcuna intenzione di restituirlo. Credendoci furiosi proviamo a levargli il telefonino ma é solo allora che conosceremo davvero il significato di "furia", nostro figlio sputa fuoco e ha il colore di un fegato cirrotico, persino nostra moglie ci insulta,...Come ci siamo arrivati?
Il tema dell'apparenza, delle percezioni, non è ovviamente nuovo, Platone col mito della grotta ne dà una metafora esemplare e compiuta, e secondo me il cavallo di Troia é un moderno esempio di pubblicitá. Ma é l'uso che ne fa il potere, qualunque potere, che diventa antropologicamente piú significativo.
Le invenzioni geniali di Cervantes, questo scrittore dalla vita turbolenta, nascono in un epoca cruciale, il XVII secolo, un epoca che aveva molta dimestichezza con gli specchi, gli effetti e i giochi dell'apparenza. Il cattolicesimo controriformista e barocco é agguerittissimo in tal senso, facendo un uso ridondante del culto dell'immagine. Spesso c'è il genio a conferire a questo culto dei riflessi ulteriori: nell'incredibile quadro "las Meninas" Velasquez dipinge accanto alle figlie del Re uno specchio in cui si riflettono le altezze Reali sul lato opposto della stanza, ma dove dovrebbe a rigor di logica riflettersi il pittore stesso. Esso crea chissá quanto consapevolmente la tremenda metafora del Potere che parla con la voce del genio. Bernini allestisce un opera in cui simula il diluvio, allagando quasi il teatro e fermando l'acqua appena in tempo, proprio davanti al pubblico con un pannello di vetro. Caravaggio dipinge gli oggetti riprendendoli in uno specchio per anticiparne il reale senso di straniamento. l'Amleto di Shakespeare inscena uno spettacolo di fronte al re, assassino del padre, dove questi vede la replica del suo stesso crimine, un opera dentro l'opera dentro l'opera.
Fuori dal genio il barocco si limita a ridondanza, cacofonica tautologia del potere, con le sue minuziose escrescenze descrittive che non lasciano niente all'immaginazione, all'intuito, alla voce interiore, proprio come fanno la piú moderna realtá virtuale, la piú chiassosa arte hollywoodiana o la pornografia. In tanta produzione di immagini il cattolicesimo barocco sta bene attento a non lasciarsi scappare fotogrammi di veritá, opponendo la santa inquisizione al cannocchiale di Galileo. non erano tempi facili ma naturalmente il peggio doveva ancora mostrarsi: i totalitarismi hanno fatto dell'uso della realtá virtuale quasi una scienza esatta, comunque invasata, chiamata propaganda. Quelli mascherati da democrazia ne hanno fatto un gas piacevole e mefitico, chiamato con leggerezza (insostenibile) RECLAM... Un noto Richelieu de no'artri li chiama sobriamente consigli per gli acquisti... bleah, torniamo al genio.
Quello che Cervantes denuncia é un sistema di valori e convenzioni finito o mai davvero esistito, declamato, inseguito ma irreale e in definitiva inutile, un sistema di corti e cortesie, tornei, amori e grandi gesta in un mondo dove imperversava crudeltá, abuso ed ignoranza, dove il peggior drago era la meschinitá della vita stessa. Miguel conosceva molto bene le crudeltá del suo tempo, conobbe la guerra partecipando niente meno che alla battaglia di Lepanto, conobbe la galera, come quasi ogni genio conobbe l'incomprensione e la solitudine, non ebbe mai il meritato successo, morí in povertá e insomma come ogni grande umorista conobbe il fiele amaro dell'esistenza. Le sue invenzioni sono superbe, eterne, massimamente quella, all'inizio del secondo romanzo, dove troviamo i due eroi a leggere le loro stesse avventure e convincersi a continuare, per fedeltà al sogno, a vivere avventure...cosí l'ambivalenza giá presente nella prima parte in cui due opposti, Don Chisciotte e Sancho Panza, restano inestricabilmente uniti nella stessa avventura, continua e si replica. E come in specchi opposti si duplica anche il senso di straniamento creato nella prima parte dalla follia dell'eroe, mostrando come questa follia sia in filigrana pervasa di consapevolezza, come un dormiveglia, una follia per scelta, come quella di Amleto. LA follia di preferire una realtá incantata a quella misera dei poveri di spirito. Se da una parte denunciava la cattiva letteratura infarcita di valori di corte, difendeva infine il sublime diritto all'incanto della buona letteratura, quell'incanto senza il quale avrebbe detto Stevenson, non c'é piú nulla che valga la pena.
Si chiama classica un opera la cui voce non sdilinque nel tempo, anche se il suo messaggio acquista nuovi risvolti col mutare delle epoche. Il messaggio prezioso di Cervantes si é arricchito nei secoli di una nuova lezione,  mostrandoci una differenza fondamentale tra la scrittura, madre di ogni realtá virtuale ed ognuna delle sue seguenti proliferazioni, ne parliamo diffusamente ne "l'insostituibile leggerezza del leggere", laddove la scrittura sviluppa l'immaginazione mentre le altre forme tendono a dissanguarla. Infarciscono di immagini la mente, si, ma uccidono la capacitá di creare ed elaborare nuove immagini, quindi la capacitá di modellare il futuro, lasciandoci passivamente a subirlo, subdolamente simile al passato. Infatti i bambini sono sempre piú affeti da ebetismo (o dovremmo dire buffering?) o da violenza e depressioni, allergie, ancor peggio gli adulti hanno perso la capicitá di interagire con le loro energie naturali e prescrivono psicofarmaci come prima elargivano sculaccioni... mentre il nostro macilento eroe sul suo scarno destriero brucia di un fuoco interiore, un coraggio insonne che lo staglia nitido e invincibile contro il passare dei secoli.
La lettura é omeopatia contro un esistenza che va rarefacendosi, é l'antidoto contro un esistenza sempre piú ologrammatica, insegna a discernere la realtá dallo specchio

2 commenti:

  1. Don Chisciotte, il primo antieroe, il primo di tanti nerd destinati a condurre un esercito di cuori...

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